Lo sai che L’Italia è tra i primi paesi al mondo per consumo di acqua in bottiglia? E che 4 litri su 10 che attraversano la nostra rete idrica si disperdono non si sa dove? E il resto del mondo come se la cava con l’acqua?
Edizioni Clichy ha pubblicato quest’anno Il piccolo atlante dell’Acqua, un importante report sulla situazione mondiale per quanto riguarda consumi, dispersione, accesso all’acqua potabile dell’Italia, dell’Europa e di tutti gli altri paesi del mondo.

Ve ne parliamo in questo articolo, con numeri e dati precisi, alcuni dei quali davvero sorprendenti.
Diamo l’acqua per scontata tutti i giorni, quando apriamo un rubinetto, riempiamo la pentola per cuocere la pasta o ci laviamo le mani. Ma non è così per tutti e non lo sarà, forse, nemmeno per noi in futuro. Non se non cambiamo i nostri comportamenti e non consolidiamo gli investimenti sul suo risparmio e il suo recupero a livello nazionale.

Nel mondo si calcola che 3 miliardi di persone su 7,8 non abbia accesso alla quantità d’acqua giornaliera necessaria per lavarsi le mani.
2 miliardi non hanno nessuna possibilità di avere un accesso sicuro a una fonte di acqua potabile.
Sono dati preoccupanti, e anche se non sono riferiti al ricco occidente di cui facciamo parte, ci riguardano tutti.

Quanta acqua c’è?

L’acqua costituisce lo 0,12% dell’intero volume terrestre: in cifre si tratta di 1.338.000.000 km cubi di acqua. Un bel numero vero? Ma di quest’acqua solo il 3,5% è acqua dolce, e quindi utilizzabile.
Ma di questo 3,5% dobbiamo considerare che la maggior parte è contenuta nel permafrost (il terreno gelato che si trova in alta quota e in prossimità dei poli) e nei ghiacciai, e anche questo non può essere utilizzato.

L’acqua dolce disponibile, quella di laghi, fiumi, torrenti, riserve naturali o artificiali, falde acquifere, è meno dell’1% di tutto il volume acqueo terrestre. Dal miliardo abbondante di metri cubi siamo passati a poco più di un milione di km cubi d’acqua, e questo per 7,8 miliardi di persone nel mondo.

Il 60% di queste risorse si trova in soli 9 paesi: Stati Uniti, Canada, Brasile, Russia, India e Cina. L’Europa non c’è: te lo aspettavi?

Quanta acqua usiamo?

L’acqua non è distribuita allo stesso modo in tutto il pianeta. Worldometer, il progetto web di statistiche mondiali, riporta i consumi di acqua di ogni paese del mondo. Consumi che includono non solo l’acqua utilizzata in ambito domestico, ma anche quella che serve per l’agricoltura e la produzione di merci.

La top three vede in testa India, Cina e Stati Uniti.
Facciamo un esempio concreto: gli Stati Uniti sono al primo posto con un consumo pro capite di 3.304 litri di acqua al giorno. L’ultimo paese in classifica, la Repubblica Democratica del Congo, ne consuma 34 litri. Perché sono gli unici a cui riesce ad avere accesso. Se consideriamo che per fare una doccia si consumano circa 70 litri di acqua, un congolese può farsi una doccia ogni due giorni, e non avrebbe un goccio d’acqua per nient’altro, nemmeno per bere.

Il consumo medio pro capite degli italiani si attesta a metà strada: consumiamo 241 litri di acqua al giorno per persona.

Questo perché non dobbiamo pensare solo all’acqua che beviamo, che usiamo per pulire la verdura, che consuma la nostra lavatrice e la nostra lavastoviglie.
Un’incredibile quantità di acqua è necessaria anche per produrre le merci. Qualche esempio?

  • Per produrre 1 kg di riso servono 6.000 litri d’acqua.
  • Per produrre 1 Kg di carne di pollo servono almeno 5.000 litri d’acqua, per 1 di carne di manzo 40.000.
  • Per produrre 1 kg di caffè 6.000 litri d’acqua.
  • Per 1 paio di scarpe di pelle, 16.000.
  • Per 1 kg di cotone, 11.000.

E invece quanta acqua perdiamo?

E invece quanta acqua perdiamo | DEPURTECNICA

Valutare quanta acqua viene sprecata perché dispersa nell’intero pianeta è impossibile. Alcuni studi hanno valutato una dispersione delle risorse idriche nei paesi in via di sviluppo del 30/35%, ma non sono dati certi.

I dati che riguardano la dispersione idrica in Italia, invece, sono abbastanza sicuri, e sono anche molto alti, con una media del 42%. L’aspetto più negativo è il fatto che la dispersione sembra in crescita, perché nel 2015 si attestava intorno al 41,4% e nel 2017 siamo arrivati al 42%, che è anche l’ultimo dato disponibile.

Ogni giorno perdiamo circa 156 litri di acqua potabile per ogni cittadino italiano. Secondo l’ISTAT ogni anno vengono immessi nella rete idrica 9,2 miliardi di metri cubi di acqua. Acqua destinata all’uso domestico, pubblico, commerciale, artigianale e industriale. Il consumo di questa acqua è diminuito, ma non la quantità d’acqua immessa perché, appunto, oggi, di ogni 10 litri immessi se ne perdono 4 per strada.
Questa dispersione è provocata da difetti negli impianti idrici, rotture, distrazione e noncuranza.

Ma come si divide questa dispersione nelle città italiane? Ci sono notevoli differenze. Riportiamo nella tabella le 10 città più virtuose e le 10 più disattente.

 

Classifica Le città più virtuose Dispersione idrica in % Classifica Le città più disattente Dispersione idrica in %
1 Macerata 6,6% 1 Nuoro 54,1%
2 Foggia 8% 2 Rieti 54,7%
3 Udine 9,4% 3 Sassari 55,2%
4 Mantova 9,6% 4 Salerno 56,4%
5 Pordenone 9,8% 5 Crotone 56,5%
6 Monza 10,1% 6 Prato 57,2%
7 Piacenza 11,7% 7 Cagliari 58,6%
8 Reggio Emilia 11,8% 8 Potenza 63,8%
9 Milano 12,2% 9 Campobasso 67,2%
10 Pavia 12,9% 10 Frosinone 71,9%

 

Quanta acqua beviamo?

La possibilità di accedere a una fonte di acqua potabile non è garantita a tutti i cittadini del mondo. La maggior parte dei paesi i cui cittadini non hanno questo diritto è concentrato nell’Africa Subsahariana, dove, tra l’altro, gli ultimi anni hanno registrato un forte incremento demografico.

Nel continente europeo l’accesso all’acqua potabile è garantito a tutti i paesi ad esclusione di Lettonia, Lituania, Moldavia, Bosnia, Serbia, Albania, Montenegro, Macedonia e Kosovo.

Ma l’acqua che beviamo non viene quasi mai dalla rete idrica. Chiedersi quanta acqua beviamo significa anche chiedersi quante bottiglie di plastica consumiamo.
Ogni anno si consumano nel mondo 377 miliardi di bottiglie. Di queste, 303 sono concentrate in 10 paesi.

Quante bottiglie di Plastica si consumano nel Mondo? | DEPURTECNICA

E la plastica dove finisce?

Parlando di bottiglie di plastica non possiamo evitare l’argomento dell’inquinamento marino. Anche se non utilizziamo l’acqua di mare per bere, lavarci, produrre e irrigare, questo non significa che l’inquinamento di mari e oceani non ci riguardi.
Il tasso di inquinamento modifica pesantemente l’ecosistema marino e riduce la quantità di pescato da cui dipende un ampio settore economico e anche parte della nostra alimentazione. L’inquinamento marino, inoltre, risale le foci dei fiumi, modificando anche qui l’ecosistema originale e danneggiando l’ambiente.

Conosciamo ormai tutti la storia della Great Pacific Garbage Patch, l’isola di plastiche che galleggia nel Pacifico. 80.000 tonnellate di plastica, in gran parte reti da pesca, distribuite su una distesa di 1,6 milioni di km quadrati circa. Quest’isola, che oggi non è nemmeno l’unica a navigare i nostri mari, è stata scoperta nel 1967 e si è formata aggregando piano piano tutti i rifiuti dispersi in mare.

Questo è stato possibile perché qualunque cosa gettiamo in mare, rimane integra per anni, addirittura secoli, trasportata dalle correnti e naturalmente portata ad aggregarsi.
Un’idea?

  • Un filtro di sigaretta gettato in mare nel 2021 sarà completamente scomparso nel 2031.
  • Un sacchetto di plastica nel 2041.
  • Un bicchiere di plastica nel 2071.
  • Una bottiglia di plastica nel 2421.
  • Una lattina nel 2221.
  • Un pannolino nel 2471.
  • Una rete da pesca nel 2621.

il futuro dell'acqua | DEPURTECNICA

Il futuro dell’acqua

Le previsioni demografiche ci dicono che nel 2040 gran parte degli abitanti del mondo si concentrerà in zone densamente popolate. Saremo 9 miliardi di persone, di cui il 60% vivrà in Asia, concentrate in una trentina di megalopoli.
Queste zone saranno sottoposte a un forte stress idrico.

Una classifica del World Resources Institute ha definito una scala di rischio che va da 0 a 5. Da 0 a 0,99 lo stress idrico è basso. Da 1 a 1,99 è da basso a moderato e così via. L’Italia si posiziona nella fascia da 3 a 3,99, un rischio forte di non poter garantire più l’accesso e la fornitura di acqua potabile come oggi, o di poterlo fare solo a fronte di un notevole aumento dei costi.

Come si può evitare un futuro così fosco?

È soprattutto il ricco occidente che deve cambiare le proprie abitudini di consumo. Da quelle che sembrano più banali e insignificanti, come spegnere il rubinetto dell’acqua mentre ci insaponiamo le mani, a quelle più importanti, come bere l’acqua del rubinetto, magari trattata con un impianto di trattamento acque se non ci piace il sapore. Il risultato non è solo il risparmio della plastica che non rischia di essere gettata in mare, ma anche il risparmio dell’acqua che serve a produrre quella plastica.

I governi e l’industria devono fare degli investimenti per il trattamento e il recupero delle acque una priorità: le acque reflue e le acque di scarto delle lavorazioni industriali sono acque sporche che possono essere recuperate e reimmesse nell’ambiente senza rischi, o riutilizzate con il conseguente risparmio di acque e risorse.

Lo spreco è quello che possiamo combattere tutti i giorni, con gesti piccoli e grandi, e quello che può davvero cambiare l’ago della bilancia in nostro favore e per fare dell’acqua un diritto davvero di tutti.

 

Autore: Il Mappalibro